1) Che cosa può farti sentire parte della Nazione più che della tua comunità locale?

27 thoughts on “1) Che cosa può farti sentire parte della Nazione più che della tua comunità locale?

  1. solo il fatto che la mia comunità locale si riconosce come parte integrante dell’Italia di oggi. Dobbiamo essere tasselli dello stesso puzzle

  2. Io mi sento Italiana, tanto quanto Bellunese, lo scambio e la ricerca di nuovi confini per me è un pensiero senza sosta. Sicuramente facilitare le comunicazioni e gli spostamenti entro i confini permetterebbe di conoscere di più quello che c’è di bello a casa nostra.
    Sembra banale ma mi sono resa conto che un biglietto aereo per Berlino, costa 2 volte in meno che un biglietto del treno per Torino…ed anche il tempo di percorrenza è minore.

  3. Mi sento soprattutto Italiano, poi Bellunese e Veneto. quando descrivo la ricchezza del mio paese ad amici stranieri mi rendo conto di sfruttare immagini o fatti che sono solo in parte quelle della mia comunita’ locale. Amo il tricolore e la mia patria, ma non per questo penso sia migliore di altri paesi.
    Mi impauriscono la disgregazione culturale, la perdita del senso di appartenenza ad una comunita’, gli interessi locali, le ronde notturne, ed il razzismo animato dall’igonranza. Lo stato deve dare un segno forte, partendo dai nuovi garibaldini che sono putroppo senza lavoro. W l’Italia e W Roma

  4. Io a questa domanda non so rispondere: semplicemente perchè non ho idea di cosa possa essere una “Nazione”; un concetto e un’idea forza, di una forte ambivalenza culturale che ha saputo creare orrori nella storia del secolo scorso, a cui non vedo corrispondere una realtà ontologica tangibile e significativa. La nazione è metafisica: è astrazione, un concetto abusato, senza effettivo senso. Io non sono italiano: io sono me stesso, e la mia individualità rifugge da qualsiasi generalizzazione astratta, a me presussistente e del tutto autonoma. Il concetto di nazione qualifica l’uomo in opposizione a ciò che non è, ed è quindi essenzialmente discriminante. Propongo quindi il superamento della nazionalità, effettuabile solamente se iniziamo a riconoscerci non dal colore della pelle, dalla cultura o dalla lingua, ma dalla comune accettazione di una realtà superiore e del tutto neutra: il diritto costituzionale.

  5. un obbiettivo comune sul quale lavorare in gruppo, che coinvolga l’Italia tutta, persone tutte insieme per un progetto comune che vada anche al di là dei nostri confini ma che ci identifichi come italiani. Lavorare insieme aiuta a cementare i rapporti e le proprie identità.

  6. la lingua. conosco poco e niente l’inglese e poco o niente il dialetto. Sono pigramente costretto a parlare italiano. Che comunque non è male…..

  7. Bando ai nazionalismi, che hanno prodotto nella Storia, mostri totalitari, siamo Italiani per il nostro patrimonio culturale e il nostro retaggio. Penso a Dante, Tasso, Foscolo, Verdi, Toscanini, ma anche a uomini forti come i fratelli Verri… la lista potrebbe protrarsi all´infinito! Siamo Italiani e non vogliamo assecondare campagne campanilistiche che mirano a distruggere l´unitá della Nazione, perció dico non siamo solo Veneti, veneziani; Lombardi e milanesi; Siculi e palermitani. Questo grazie al coraggio di chi ha lottato con il sangue per unire il tricolore; per liberarci da un regime assassino, razzista e genocida come il fascismo; per traghettarci alle conquiste dei diritti civili attraverso la Carta Costituzionale repubblicana.

  8. Uno stato presente che attraverso il welfare aiuta chi è in difficoltà. Uno stato che garantisce tutti i cittadini con buone leggi e ben applicate. Uno stato insomma che ti ripaga con solidarietà, equità e giustizia di quello che chiede.

  9. Italiano ti senti da subito in un certo qual modo, non potresti essere altrimenti.
    La comunità locale è lì è tangibile, più dello stato, ma ci deve essere educazione a sentirci stato, a sentirci per fortuna o purtroppo Italiano, come diceva Gaber..

    E’ anche vero che certe realtà, certe amministrazioni funzionano meglio e sono più presenti e sono dalla parte della gente, però che la smettano di dire che non sono Italiani.

  10. Il mio lavoro di insegnante: nelle mie classi sono presenti ragazzi i cui genitori arrivano da ogni parte d’Italia, nessuno di loro si sente piemontese o sardo o veneto o campano ed io insegno semplicemente in una scuola italiana.

  11. La speranza – che ha troppo pochi riscontri tangibili – che anche tra cittadini Italiani ma geograficamente distanti ci siano gli stessi ideali e gli stessi obiettivi. Unità non significa solo abbracciarsi con il vicino di casa, sarebbe troppo comodo!

  12. La speranza che i/le ragazze/i di oggi siano in grado piu’ della generazione precedente di far funzionare al meglio la nazione

  13. La convinzione che la nazione come insieme di linguaggio, storia, cultura,sinergia ed osmosi di piu’ comunita’,abbia energie e conoscenze per competere in un mondo molto complesso.

  14. Mille cose mi fanno sentire parte dell’Italia più che di una comunità locale: la storia recente e più remota, la scuola, le canzoni, le chiese affrescate, il cinema, l’emigrazione che ha messo in comunicazione i territori più diversi, il profumo del pane, le lotte e le comuni passioni politiche, un prato fiorito, la poesia, l’arte…
    L’Italia mi piace perché è plurale, irriducibile a un’identità netta e definita, anche se comprende caratteristiche che accomunano i suoi abitanti (e questo aiuta a sfuggire a certi schemi)…
    Tuttavia mi sento parte del mondo, più che altro. Sentirmi più italiano che elemento della comunità locale è per me solo un passo in avanti nel senso di una maggiore apertura.
    Mi sento dentro a un sistema di cerchi concentrici: comunità locale, nazione, Europa, mondo… cerchi concentrici in cui mi sforzo di vivere armonizzandoli fra loro, senza che nessuno possa soffocare gli altri…

  15. La globalizzazione, l’immigrazione, lo scambio culturale. Essere a contatto con individui dal background veramente diverso.
    Il passo finale è però sentirsi parte del mondo.

  16. E’ un concetto molto relativo. Il senso di appartenenza spesso dipende da chi hai di fronte. Non prendetemi troppo alla lettera, ma il “nemico unisce”: abbiamo spesso bisogno di identificare qualcuno di diverso per darci un’identità. E così quando siamo nel paesino in cui siamo nati e andiamo in città apparteniamo al nostro piccolo comune, quando andiamo al mare e incontriamo gente da tutta Italia ci sentiamo così “regionali” e quando superiamo le Alpi possiamo finalmente sentirci italiani, che bello. E poi magari cambiamo continente ed improvvisamente è la bandiera europea che alziamo…

  17. ci possiamo sentire nello stesso tempo torinesi, italiani, europei e cittadini del mondo. Sensi di appartenenza diversi che non si escludono ma si rafforzano, si definiscono a vicenda e si completano.

  18. essere nato in una parte d’italia, essere vissuto in un’altra, aver passato del tempo all’estero e poi essere ritornato. usare l’italiano e non il dialetto… avere evidente, per queste ragioni, cosa vuol dire essere italiano, e non piemontese, siciliano, bellunese, limanese…

  19. come già detto nei commenti precedenti, la lingua, la storia, l’arte, la letteratura…
    tuttavia stiamo un pò perdendo il senso di appartenenza al nostro paese per un progressivo campanilismo e un lento chiuderci “in noi stessi”…questa chiusura purtroppo si riflette ad esempio sull’immigrato che noi vediamo come “aggressore” della nostra società…non ci rendiamo conto che i veri “aggressori” della società siamo noi…

  20. concordo con i commenti precedenti: la storia, la letteratura e l’arte possono creare il vero senso di appartenenza… ma più si apetta ad intervenire più diventa difficile ricreare gli italiani

  21. La storia, la lingua,la cultura e i grandi personaggi della nazione che son ben più grandi di quelli della mia comunità

  22. La conoscenza profonda della nostra storia, delle nostre diversità che sono ricchezza e non divisione. Ma c’è bisogno di una grande operazione culturale che contrasti il dominio della TV che ha creato invece un’unità nazionale basata sull’ignoranza, sulla volgarità e sulla superficialità. Occorre recuperare il vero concetto di identità: capire cioè chi si è per andare più ricco incontro agli altri e non per erigere steccati di divisione. Molti oggi per sentirsi “dentro” hanno biosgno di un “fuori”….

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